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By Strawberry89 by Babysuper


11 ottobre 2005

TRADUZIONE TINTERN ABBEY-direttamente dalla mente malata di grotty

VERSI COMPOSTI ALCUNE MIGLIA A MONTE DELL’ABBAZIA DI TINTERN, RIVISITANDO LE RIVE DEL WYE DURANTE UNA GITA.

 

 

Cinque anni sono passati; cinque estati, con la lunghezza

Di cinque inverni lunghi! e di nuovo sento

Queste acque, scorrere da sorgenti montane

Con un dolce mormorio dell'entroterra. --ancora una volta

Guardo queste rupi ripide ed elevate,

Che a una scena selvaggia e appartata imprimono

Pensieri di isolamento più profondo; e congiungono

Il panorama con la quiete del cielo.

Il giorno è venuto quando io di nuovo riposo

Qui, sotto questo scuro acero, e rivedo

Queste trame di appezzamenti di terra, questi ciuffi di alberi da frutto,

Quali in questa stagione, con i loro frutti acerbi,

Sono rivestiti di unico colore verde, e si perdono

'Tra boschetti e sottoboschi. Ancora una volta vedo

Queste siepi, a malapena filari, piccole linee

Giocoso bosco inselvatichito: queste fattorie pastorali,

Verdi fino alla; e anelli di fumo

Spedito su, in silenzio, fra gli alberi!

Segno incerto, come potrebbe sembrare

Di abitanti vagabondi nei boschi, 20

O della grotta di qualche eremita, dove accanto al suo fuoco

L'Eremita siede solo.

Queste belle forme,

tutto il tempo ch'io fui lontano, non a me son state come all'occhio d'un cieco il paesaggio

ma sovente, in solinghe stanze, e in mezzo

al frastuono cittadino, grazie ad esse,

in ore di stanchezza, dolci sensazioni

sentii fluir nel sangue e pel mio cuore,

e penetrar nella più pura mente

con tranquillo sollievo: sentimenti

d'un piacere di cui non s'ha ricordo;

tali da avere non poca o insignificante influenza

su quella parte migliore della vita dei buoni:

piccoli atti d'amor, di gentilezza,

senza nome, di cui non s'ha ricordo.

E forse un altro dono più sublime

lor debbo, quello stato di letizia

in cui s'allevia il peso del mistero,

la soma ponderosa e faticosa

di tutto quest'incomprensibil mondo

è alleggerito -- quel sereno stato di letizia,

durante il qual ci guidano gli affetti

soavemente, fino a che il respiro di questa nostra forma corporale e fin il moto dell'umano sangue

sostano quasi, e noi siamo assopiti

nel corpo, e fatti un'anima vivente:

mentre con occhio, che l'intensa gioia

e l'armonia possente fan sereno,

vediam dentro alla vita delle cose.

Se questa

Sia una credenza vana, ancora, oh! come spesso

In oscurità e tra le molte forme

Di luce del giorno senza gioia; quando l'irritabile mescola

Ciò che è stizzito e vano, e la febbre del mondo,

Si aggrappa sulle sconfitte del mio cuore

Come spesso, in spirito, mi rivolgo verso te,

O silvestre Wye! tu vagabondo tra i boschi,

Come spesso il mio spirito si è rivolto verso te!

E ora, con barlumi di metà-estinto pensiero,

Con molti ricordi confusi e vani,

E piuttosto di una perplessità triste,

Il quadro della mente si rianima di nuovo:

Nel frattempo sto in piedi qui, non solo con i sensi

Sono presente con i miei piaceri presenti

In questo momento ci sono vita e cibo

per anni futuri. E così oso sperare,

Sebbene sono cambiato, senza dubbio, da quello che ero quando primo Sono venuto fra queste colline; quando come un capriolo Saltavo per le montagne, dai lati

Dei fiumi profondi ed i ruscelli solitari,

Dovunque natura ha condotto: più simile un uomo

Che fugge da qualche cosa che teme, che uno

Che ha cercato la cosa che ha amato. Per natura allora

(I piaceri più rozzi dei miei giorni di ragazzo,

E i loro movimenti contenti animali tutti trascorsi)

A me era tutto in tutto.--non posso descrivere

Quello che allora ero. La cascata risuonante

Mi assillava come una passione: l'alta roccia,

La montagna, ed il bosco profondo ed oscuro,

Loro colori ed i loro moduli, erano allora a me

Un appetito; un sentimento ed un amore,

Quello non aveva bisogno di un fascino remoto,

Ma provvisto, nè alcuno interessa

Che non fosse prestato dall'occhio.--Quel tempo è passato,

E tutte le sue lancinanti gioie non ci sono più,

E tutte le sue estasi vertiginose. Non per questo

Mi sgomento, nè piango nè mormoro, altri doni

Seguo; per tale perdita, credo,

di meritare una ricompensa abbondante. Ho imparato a Considerare la natura, non come all'ora

Al tempo della giovinezza spensierata; ma più volte sento

Ancora quella musica triste di umanità

Nè aspra nè stridente, benchè ampiamente capace di calmare e dominare. E mi sono sentito

Una presenza che mi disturba con la gioia

Di pensieri elevati; un senso sublime

Di qualche cosa lontana più profondamente infusa,

In cui dimora la luce al tramonto del sole,

E l'oceano rotondo ed l'aria vivente,

E il cielo blu, nella mente di uomo;

Un moto ed un spirito, che spinge

Tutte le cose pesanti, tutti gli oggetti del pensiero

E rotola attraverso tutte le cose. Perciò io sono ancora

Un innamorato dei prati e dei boschi,

E di montagne; e di tutto ciò che vediamo

Da questa terra del verde; di tutto il mondo possente

Di occhio ed orecchio,- ambo quello che loro mezzo crea,

E quello che percepisce; sono compiaciuto nel riconoscerlo

In natura e la lingua del senso,

La àncora dei miei pensieri più puri, l'infermiera,

La guida, il guardiano del mio cuore, ed anima

Di tutto mio essere morale.




permalink | inviato da il 11/10/2005 alle 15:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


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